Ciak, si pensa…

Dalla lettura collettiva di un testo filosofico alla sua trasposizione in un vero e proprio cortometraggio. Ovvero il progetto “Dal libro al film” del Liceo Morandi, svolto in collaborazione con la Fondazione Collegio San Carlo di Modena e ormai giunto al sesto anno di svolgimento.

Avventurarsi, e districarsi, in un testo di filosofia o, comunque, di natura filosofica, per arrivare alla realizzazione di un cortometraggio. Questa è la sfida che da sei anni raccolgono gli studenti del Morandi che decidono di cimentarsi nel progetto “Dal libro al film”, meglio noto, tra gli ‘addetti ai lavori’, come “progetto San Carlo”, dal nome dell’istituto di ricerca filosofica di Modena che ogni anno propone all’analisi critica degli studenti delle scuole superiori modenesi un tema e una rosa di classici della storia del pensiero, dall’antichità greca al Novecento (e oltre).

Nel 2018-19, all’interno della cornice tematica e concettuale tracciata (l’ambiente), è stato letto e analizzato Il sogno di d’Alembert di Denis Diderot, filosofo francese del XVIII secolo. L’opera è strutturata come un dialogo tra un’amica-domestica del philosophe – ed ex collaboratore dell’autore (vedi l’Encyclopedie) – d’Alembert (nel frattempo a letto malato e in preda a deliri, da cui qua e là arriva uno spunto di riflessione) e il medico di quest’ultimo, che, in quanto alter ego dello stesso Diderot, si fa interprete delle più moderne concezioni illuministiche. “Questo sogno - spiegano tre ragazze dell’attuale 5ªE, ormai da tre anni protagoniste del progetto - viene utilizzato come espediente letterario per avanzare proposte rivoluzionarie, tra le quali una premessa alla parità di genere, teorie sull’ontogenesi e la mancanza di confini netti tra esseri umani e animali”. 

“Dopo la lettura e l’analisi del testo - proseguono illustrando lo svolgimento del progetto - abbiamo partecipato ad alcuni incontri con il regista Paolo Polacchini, con l’obiettivo di costruire un cortometraggio, integrando i temi affrontati con le nostre interpretazioni. Il passo successivo è stato quello di dividerci in gruppi, ad ognuno dei quali era assegnato un compito: agli sceneggiatori la scrittura del copione; agli attori la caratterizzazione dei protagonisti del dialogo; agli storyborder il disegno delle vignette sulle quali si sarebbero poi basate le riprese”. Si è quindi proceduto con l’allestimento del set, a cui sono seguite le riprese e il montaggio (di cui si è però occupato il regista).

L’attività si è conclusa, presso il teatro del Collegio San Carlo, con la restituzione dei temi affrontati, il racconto del percorso di realizzazione del corto e un dibattito con un docente universitario di filosofia. Ad affiancare gli studenti del Morandi i loro ‘colleghi’ del Liceo Allegretti di Vignola, che, con la loro rielaborazione delle Operette Morali di Giacomo Leopardi, “hanno esaminato la natura come un’entità separata dall’uomo, contrariamente a quanto abbiamo fatto noi, che ci siamo concentrati sull’ambiente come luogo dell’interferenza umana sull’ecosistema”, riassumono le nostre tre studentesse. “Molto appassionante - sottolineano poi - il confronto successivo tra noi e i vignolesi, mediato dal docente-intervistatore, che si è mostrato estremamente interessato a conoscere e approfondire le nostre idee”.

Quest’anno il San Carlo ha proposto diversi testi sulla tematica “globalizzazioni”, all’interno della quale i docenti di filosofia del Morandi hanno individuato un’opera (a cavallo tra antropologia e sociologia, con riferimenti culturali alla storia moderna e contemporanea) di Marc Augé: Nonluoghi. Introduzione a un’antropologia della surmodernità. “La nostra scelta - ha spiegato Elena Malaguti, una dei docenti-referenti del progetto (strutturato dall'intero Dipartimento di Filosofia e Storia) - è stata quella di accompagnare i ragazzi attraverso una riflessione sul presente, con le sue delocalizzazioni umane e sociali e, contemporaneamente, l’omogeneizzazione delle logiche politiche e delle dinamiche culturali. L’obiettivo è quello di portarli a maturare gli strumenti concettuali con cui districarsi dai lacci della rete (il web e le nuove modalità comunicative e relazionali, n.d.r.) e a rendersi protagonisti di percorsi individuali e collettivi capaci di dare un rinnovato senso alla democrazia”. Democrazia che torni a farsi pratica quotidiana, basata sulla comprensione della complessità di una storia che non è (ancora?) arrivata alla fine. “Il senso della ‘surmodernità’ - conclude - intesa come l’altra faccia della postmodernità”.

Ginevra Ferioli (3ªB) e Davide Garuti (5ªT) - Redazione Morandi

Pubblicata il 09 gennaio 2020

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