Hackathon ’19-'20: va in scena il futuro

Il racconto dell’esperienza, tecnologica e di cittadinanza insieme, di quattro studenti del Morandi, che hanno partecipato all’edizione modenese 2019 dell’ormai tradizionale sfida a colpi di progetti

Hackathon: ovvero ideare, strutturare e realizzare – servendosi, in tutte le loro potenzialità, delle nuove tecnologie e dei nuovi strumenti grafici e informatici, nell’ambito di una competizione tra piccole squadre, formate mettendo insieme diverse abilità e competenze, tecniche e conoscenze – progetti volti ad affrontare e a risolvere una specifica problematica, con possibili ricadute scientifiche e tecnologiche, pedagogiche e sociali, economiche e ambientali. Una sfida-progettazione che, da alcuni anni, il MIUR propone agli studenti delle scuole superiori con l’obiettivo di elaborare e costruire percorsi didattici innovativi, basati sull’acquisizione e sullo sviluppo, attraverso la collaborazione e il lavoro di gruppo, di capacità cognitive, emotive e relazionali con le quali far fronte ai problemi, sempre più complessi, nei quali quotidianamente ci troviamo coinvolti, sapendo adattarsi a differenti contesti e a situazioni talora impreviste. 

Quello modenese di quest’anno scolastico – prima manche di una sfida che si concluderà nella primavera del 2020, a cui hanno partecipato quattro studenti del Liceo Morandi (la sottoscritta e la sua compagna di 3ªZ Viola Marchetti, insieme ad Alessio Ganzerli e Mattia Zacchi, di 3ªS) era in realtà un “Bi-Hackathon”, ovvero un Hackathon articolato in due percorsi: uno sul teatro (a cui abbiamo portato il nostro contributo) e uno sull’ambiente. Il primo consisteva nell’ideare un possibile teatro del futuro, innovativo e green, mentre nel secondo si trattava di immaginare la Modena del 2050.

Tre giorni di competizione e co-progettazione, che ci hanno visto coinvolti, dalla mattina alla sera, tra il 10 e il 12 ottobre. Il primo giorno è stato dedicato alla presentazione del progetto, il secondo, alle 9, è iniziata la sfida: divisi in 10 gruppi da 5 studenti l’uno, tutti di scuole diverse, abbiamo lavorato l’intera giornata, per poi esporre i nostri progetti a una giuria esterna, la quale ha deciso i finalisti, che, il giorno successivo, si sarebbero scontrati per il primo posto; alla sera, nello spirito di innovazione consapevole e attenta all’ambiente che è alla radice dell’Hackathon, abbiamo preso parte a una cena in serra offerta dalla scuola Spallanzani di Castelfranco: una cena ecosostenibile, con menù composto da piatti biologici da gustare con posate in legno ecofriendly. Il giorno successivo, l’ultimo, dopo la finale, ci siamo recati all’Auditorium ‘Marco Biagi’, dove ci hanno comunicato i nomi dei vincitori di entrambe le categorie. E (leggetevi pure una sfumatura d’orgoglio…) in entrambi i gruppi vincitori era presente un componente della nostra scuola.

In attesa della prossima sfida, i nostri “fab four” dell’Hackathon convengono nel riconoscere che, quella vissuta, sia stata un’esperienza unica, grazie alla quale hanno potuto servirsi dei loro talenti, dei loro strumenti conoscitivi e della loro inventiva per realizzare, autonomamente (e non automaticamente) qualcosa di utile alla comunità, oltre ad avere l’opportunità di conoscere molti coetanei, capaci, come loro, di pensare fuori dagli schemi.

Genny Quaglia (3ªZ) 

in collaborazione con la Redazione Morandi 

Pubblicata il 09 gennaio 2020

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